venerdì, 15 agosto 2008

Prima di partire per un lungo viaggio metto sempre in valigia un libro. Ma proprio uno a caso. Forse l'ho sentito come consiglio in Sottovoce, ora  non ricordo bene.
Un libro qualsiesi, si diceva. Meno di 15 giorni fa ho attraversato tutta l'italia in una fantastica notte. Evidentemente, danzando tra Pescara, Rimini e Riccione, non ho trascorso la notte a leggere, ma uno dei miei ultimi interrogativi prima di partire è stato proprio come un fanatico punto di domanda sulla mia testa, tra Trevis e Browne, C.Doyle e Tolkien.

Il problema principale sta nella mentalità: non ho mai creduto a depressioni, avvilimenti, fantasmagorie della mente. Anzi, è proprio lei, la nostra mente, i nostri pensieri, che ci tirano ganci mancini. Chi l'ha mai detto che gli adolescenti di oggi hanno problemi, sono depressi e chi più ne ha più ne metta. Tutte balle. Possibile che nessuno se ne accorga. Qualche tempo fa se qualcuno era il solo a capire quale palla gira intorno all'altra rischiava la decapitazione. Ben 4 secoli fa, in effetti.
In ogni caso sono scherzi della mente. Io sento che la gente è depressa, e divento depresso. Mi dicono che non ci sono soldi in italia, e divento un barbone. sembra che faccia caldo, e sudo ai poli. Penoso.
La capacità di astrazione non è facile da acquisire in effetti; e tuttavia pare l'unico rimedio. Occorre fantasia, energia, coraggio, follia. Non esiste l'essere con queste caratteristiche, ed egli non solcherà mai questa terra. I pensieri agiscono come forze oscure che sballottolano la nostra mente. Patetica.

Il libro allora. A volta basta anche una stupida antologia liceale per comprendere ciò. Così in un momento di vera astrazione ho messo in valigia la mia antologia di liceo. Bei tempi quelli, sembrano passati 3 anni, e sono solo 3 mesi. L'antologia è rimasta in valigia per tutto il viaggio, tanto mentre mi ubriacavo a Belluno, quanto mentre rischiavo di affogare a Venezia. Eppure la sua prezenza consente il riaffioramento di ricordi sepolti in questa ultima estate da liceale. I pensieri e le sensazioni dei grandi scrittori ottocenteschi, la vera astrazione dai perdimenti del pensiero puro. L'ingannevolezza delle maschere, il mascheramento degli autoinganni, la potenza bruta e la semplicità cristallina di un singolo uomo. Poeta. Ma senza scrivere.

A volte mi sembra strano scrivere in prima persona, ma il mio pensiero sembra non avermi disturbato oggi. Io mi astraggo fra integrali e scacchi. Lui si siede di fronte a me e mi sfida alla cieca. Ma oggi vinco io.

postato da: DottorB90 alle ore 21:49 | Permalink |
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