venerdì, 31 ottobre 2008

Ho acquistato una fantastica lavagna come quelle di alcuni film, del tipo con numerosi giganti fogli che puoi strappare o piegare all'indietro all'occorrenza. Mi sono riproposto di utilizzarla per definire l'equazione che risponde al mistero della vita.
Le ovvie possibilità sono due:
-dimostrare l esistenza di un fine a cui ogni essere spontaneamente tende, che non deve necessariamente chiamarsi Dio, ma anche Asdrubale, o Kjaojemodi;
-dimostrare la non esistenza dello stesso
Ovviamente la prima possibilità prevede implicitamente di trovare e formalizzare (ma non denominare!) questo fine; di conseguenza è l'unica che risponda in maniera efficace; provate infatti a ipotizzare vera la seconda: nascerebbero nuovi ed infiniti interrogativi del tipo "cosa sto facendo qui?" o "sono solo uno schizzo di un disegnatore?" o ancora "tutti i miei orgasmi erano solo frutto della mia immaginazione?" e di conseguenza "che cos'è l'immaginazione?", e così fino all'infinito, e questo è impossibile perchè anche il mio personale disegnatore prima o poi deve finire la matita.
La dimostrazione della prima tesi potrebbe essere suddivisa in tre corollari: uomini, animali, piante; ovviamente ci occuperemo in questa sede solo del primo corollario, rimandando i rimanenti a una trattazione successiva.

Dunque:
la nostra fondamentale dimostrazione passa per tre cardini:
a) tutti pensano
b) se tutti pensano, allora tutti possono essere pensati
c) se tutti possono essere pensati, allora sono pensati per un motivo.

Le prime due ipotesi non necessitano di una particolare spiegazione; più interessante è la terza affermazione: fior fiore di scienziati e filosofi si sono inceppati su questo particolare di importanza capitale; essi hanno infatti dimenticato che ogni sistema tende spontaneamente a trasformarsi se questa trasformazione fa diminuire la sua energia.
Potrebbe allora essere che tutti gli uomini, o tutto il cosmo, si spinga volontariamente e spontamente verso situazioni che ne rendano più stabile l'esistenza (possibilità che si ottiene solo diminuendo l'energia propria di ogni componente del sistema);
L'intero universo sarebbe una enorme matrice dove ogni elemento deve trasformarsi in uno zero, mentre al contempo, per ovvie ragioni, qualche altro elemento, non appartenente alla matrice, deve assorbire tutta l'energia (poichè come ben sappiamo l'energia non si crea ne si distrugge); chiameremo questo elemento risucchiatore "xxx" per non ridestare inutili rivendicazioni di tipo religioso o sociale; in ogni caso esso è irrilevante nella dimostrazione.
Altro punto essenziale: il pensiero è una forma di energia per definizione. E, aggiungerei, anche per sperimentazione risulta evidente che ogni flusso di pensiero contiene un quantitativo energetico che provieve (udite, udite) dall'essere che l'ha prodotto; ora, per l'ipotesi a) ogni essere umano è una macchina pensante, quindi ogni essere umano (sin dalla sua nascita, che probabilmente è uno dei picchi di emissione di energia delle donne) emette soffi di energia.
Va da se che probabilmente con l'esaurirsi dei suoi pensieri (cioè  dell'energia emissibile) l'essere conclude il suo ciclo vitale.
Che fine fanno questi soffi?
Ebbene essi rimangono attorno a noi, in attesa di essere catturati da un altro essere.
Ciò comporta l'inevitabile possibilità di scambi tra pensieri, combinazioni di energie e di soffi, e , soprattutto, evoluzione degli stessi; ciò significa che anche emettendo un pensiero incompleto non è da escludere che esso possa venir ripreso dopo essersi arricchito dalla combinazione con altre energie e con altri soffi.
Mi sembra un fine più che valido da perseguire.

postato da: DottorB90 alle ore 23:24 | Permalink |
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mercoledì, 15 ottobre 2008

Rientrando da un viaggio interspaziale, nonostante la quarta dimensione non ho la minima idea di cosa sia, e non voglio cambiare discorso sul tempo, provo a reiserirmi nel normale flusso di particelle che si muovono a casaccio su questo pianeta, o perseguono un fine?. Ci sono già passato da qui, ma Il punto è che una dimostrazione della causalità dovrebbe, ma non può!, partire dalla casualità, e il lato comico della questione è esattamente quello che complica la dimostrazione.
Tuttavia è ovvio che dobbiamo accettarla come definizione perchè altrimenti io starei scrivendo a caso, le persone parlerebbero a caso, i politici farebbero riforme a caso e Rasko sarebbe diventato candidato maestro per caso, il che implica un assurdo, perciò tutto va al suo posto, c.v.d.

Ora, capita spesso che fra questi flussi di particelle (ordinati come dimostrato sopra!) ci si reinserisca in quello sbagliato. Questo non è poi così strano, considerando che dal di fuori sono tutti uguali ed è necessario intuire all'istante qual è il posto lasciato vuoto dalla tua partenza (non si sa quanto tempo prima, considerando che ogni flusso va a velocità diversa, ma tutti hanno velocità maggiore della luce) e reimmettervisi fulmineamente.
Come si può ben capire il 99% delle volte si sbaglia flusso e si è costretti a provare un altro flusso, e poi un altro, e un altro ancora.

E poi ancora.

Quindi niente è a caso, come ho già detto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: DottorB90 alle ore 21:02 | Permalink |
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